L’Onu approva la mappa che ripristina le dimensioni reali del mondo

Da secoli siamo abituati a una cartografia che riproduce su un piano quello che, in realtà, è sferico. Il metodo, messo a punto per favorire la navigazione, ha funzionato perfettamente finora ma ha il difetto di distorcere le dimensioni reali di Paesi e continenti man mano che ci si allontana dall’Equatore verso nord. Il più grande paradosso è che sulla carta sembra che la Groenlandia abbia più o meno le stesse dimensioni dell’Africa, mentre è quattordici volte più piccola. Il 4 settembre 2026 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che propone una rappresentazione più accurata delle dimensioni dei territori, restituendo all’Africa il posto che le spetta tra i grandi continenti.

Il problema non è cartografico ma politico e ideologico perché, anche se dovuta a ragioni pratiche, la rappresentazione che ha prevalso finora distorce notevolmente la realtà e tende a sancire per le nazioni del Sud del mondo un sottodimensionamento. L’origine della questione risale al 1569 quando il cartografo fiammingo Gerhard Kremer (Gerardus Mercator, in latino) mette a punto una proiezione per riportare la superficie curva della Terra in modo che fosse più semplice tracciare delle rotte navali con linee rette. Questa semplificazione comporta però un inconveniente perché le superfici vengono progressivamente rappresentate più grandi man mano che ci si allontana dall’Equatore. Per questa ragione l’Africa finisce per apparire molto più piccola di quanto sia in realtà. Da diversi anni due organizzazioni come Speak Up Africa e Africa No Filter si sono fatte promotrici di una campagna globale denominata “Correct the Map” (Correggiamo la mappa) per superare la rappresentazione di Mercator. Il salto qualitativo c’è stato il 14 agosto 2025 quando l’Unione Africana ha deciso di appoggiare l’iniziativa e ha cominciato a usare tutta la sua influenza per risolvere la questione.

Questa è la mappa che usa la proiezione messa a punto da Equal Earth in cui l’Africa mostra le sue reali dimensioni (Foto di Strebe, Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International, da Wikipedia)

Vogliamo apparire per quello che siamo

Nel 2018 tre cartografi, Bojan Šavrič, Bernhard Jenny e Tom Patterson hanno messo a punto Equal Earth Projection, la proiezione di una mappa pseudocilindrica che mostra le masse terrestri nelle loro dimensioni reali, e non nella riproduzione falsata che si trova sui nostri atlanti. All’inizio della campagna Moky Makura, direttore esecutivo di Africa No Filters, ha affermato che «le dimensioni attuali della mappa dell’Africa sono sbagliate» e ha aggiunto che «si tratta della più lunga campagna di disinformazione al mondo e deve semplicemente finire». Fara Ndiaye, cofondatrice di Speak Up Africa, ha invece sottolineato l’impatto sull’identità e l’orgoglio africani nel momento in cui i bambini africani si confrontano con la mappa di Mercator nelle scuole. È ovvio che un continente che ha subìto prima la tratta degli schiavi da parte di mercanti arabi e, poi, quella degli occidentali abbia una profondissima suscettibilità sugli interventi esterni da parte di forze ostili.

Dopo aver approvato l’iniziativa, l’Unione Africana ha affidato al Togo il ruolo guida nella campagna “Correct the Map”. Tramite il ministro degli Esteri Robert Dussey, il governo del Togo ha redatto il testo della risoluzione da presentare all’ONU per chiedere il superamento della proiezione di Mercator favorendo invece mappe più proporzionate come quelle proposte da Equal Earth. A nome del Gruppo Africano il Togo ha presentato la risoluzione e, con un abile lavorio diplomatico, ha ottenuto un successo clamoroso perché all’Assemblea generale dell’ONU del 4 settembre 2026 ben 164 Paesi hanno votato a favore, uno ha votato contro e 6 si sono astenuti. L’unico voto contrario è stato espresso dagli Stati Uniti, il che ha mostrato il grave isolamento di Washington ed è suonato fortemente ironico perché è un voto su una mappa geografica che rappresenta uno schiaffo a un presidente come Trump che non saprebbe trovare la Groenlandia su un atlante (e figuriamoci le Falklands/Malvinas di cui continua a blaterare). Tra gli astenuti c’è stata anche l’Ucraina perché nella nuova mappa proposta la Crimea, occupata illegalmente dai russi dal 2014, aveva un colore diverso da quello dell’Ucraina ma anche da quello della Russia.

La risoluzione non è vincolante ma rappresenta un invito pressante in favore di rappresentazioni cartografiche più realistiche e corrispondenti alla realtà, come sono appunto quelle di Equal Earth. Nel comunicato diffuso dopo il voto, l’Unione Africana ha sottolineato l’importanza di rappresentare il continente sulla base di «realtà oggettive e scientificamente accertate». Quindi per Togo e Unione Africana non si tratta di una mera questione cartografica ma di un problema molto più profondo perché le mappe influenzano la percezione del peso geografico e politico dei popoli e possono contribuire a perpetuare stereotipi fin dall’educazione scolastica. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando iniziò l’onda lunga dell’indipendenza dei Paesi africani, la questione dell’identità africana, che intende distinguersi da quella imposta dai colonizzatori europei, è ampiamente dibattuta. Il confronto si era aperto già nel 1934, quando la rivista L’Étudiant noir, fondata a Parigi da studenti africani, aveva iniziato la battaglia per rivendicare l’orgoglio dell’identità nera e rifiutare l’assimilazione coloniale. Nella turbolenta situazione globale attuale, il voto dell’Assemblea generale dell’ONU rappresenta un chiaro segnale dell’intenzione del continente africano di procedere spedito nel percorso per conquistarsi una propria identità, culturale, politica ed economica.

Galliano Maria Speri