I feroci bombardamenti sulle strutture civili ucraine, con morti e distruzioni quotidiane, non devono farci dimenticare che, oltre a quella contro Kyiv, Mosca sta conducendo con metodo e spietatezza una guerra ibrida contro l’Europa di cui i cittadini sembrano non rendersi conto. Uno strumento cruciale in questa offensiva è rappresentato dal crimine organizzato russo, diventato una parte organica della macchina bellica perché in grado di finanziare con fondi non tracciabili operazioni di disinformazione, propaganda, sostegno a politici filorussi e anche assassini da cui le autorità possono prendere le distanze, in caso di clamore mediatico. Dopo l’invasione dell’Ucraina molte operazioni sono state appaltate a criminali che costano molto meno delle tradizionali reti di spionaggio e possono essere bruciati senza troppe remore.

Non è certo un mistero che, in condizioni particolari, i servizi segreti ufficiali di uno Stato possono operare congiuntamente con criminali per finalità politiche interne o internazionali. Lo fecero gli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale quando strinsero un accordo con la mafia italo-americana che, in cambio di un tacito assenso ai propri traffici, ebbe un rilevante ruolo logistico e informativo nel favorire lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel luglio del 1943. In Italia è noto da decenni il legame che esisteva tra la Banda della Magliana e spezzoni dei servizi che vengono ipocritamente definiti “deviati”. Il caso russo è diverso perché la criminalità organizzata è diventato un alleato operativo della strategia neo-imperiale di Putin e parte integrante della guerra ibrida contro l’Europa.
Il salto di qualità del crimine organizzato
Il drammatico crollo dell’Unione Sovietica, che passò in breve tempo da un’economia pianificata a un’economia di mercato, generò povertà e disoccupazione di massa, le condizioni ideali per far prosperare il crimine organizzato (anche se esiste una “mafia russa”, che è una struttura specifica nel mondo criminale, gli studiosi dell’argomento ritengono che il termine “crimine organizzato” sia più corretto). I beni statali, accumulatisi nei decenni furono messi sul mercato tramite un sistema di saccheggio organizzato, ufficialmente definito “privatizzazione”. Nacquero così enormi conglomerati gestiti da quelli che abbiamo iniziato a conoscere come “oligarchi” ma la nuova condizione in cui il controllo statale si era dissolto offrì anche insperate opportunità alle organizzazioni criminali che riuscirono a infiltrarsi in entità economiche e politiche legittime, riuscendo ad accumulare enormi risorse.
Dalle prime organizzazioni criminali, relativamente grezze, dei primi anni ’90 del secolo scorso, si è poi passati a strutture più complesse e sofisticate che hanno dato vita a vaste reti internazionali che hanno consentito l’accumulo di grandi margini di profitto, riuscendo a non entrare nel mirino dalle forze dell’ordine. Con l’arrivo di Putin al potere, e con il suo tentativo di ricreare un ordine centralizzato totalmente nelle sue mani, si è arrivati allo scontro, visto che lo zar in pectore non poteva tollerare altre forme di potere (e uso della violenza) oltre al proprio. Ben presto, però, si è arrivati a un accomodamento, nel momento in cui Putin si è accorto che il sottobosco criminale poteva essere utile per consolidare il suo disegno chiarendo esplicitamente chi fosse il vero boss. Il crimine organizzato russo si è così trasformato da una struttura indipendente che mirava soltanto al profitto in una struttura in grado di esercitare la violenza come strumento che agisce con il tacito consenso dello Stato.
Man mano che Putin consolidava la sua presa, il Cremlino ha portato avanti un’operazione per controllare tutte le strutture non statali in grado di esercitare la forza e ribandendo il suo monopolio sull’uso della violenza. In questo modo è riuscito a preservare un’importante fonte di reddito fuori bilancio che affluiva nelle tasche dell’élite e in quelle dei servizi di sicurezza che si sono arricchiti a dismisura grazie a traffici di vario tipo. Un’operazione simile è stata condotta per le forze paramilitari a cui sono stati affidati compiti che l’esercito russo non intendeva o non poteva svolgere in prima persona. La nascita della compagnia di mercenari Wagner (ora ridenominata Africa Corps), guidata dalla creazione fino alla sua morte nel 2023 da Yevgenij Prigozhin, è sorta su impulso di Dmitry Utkin, un agente dello spionaggio militare russo GRU. La Wagner non faceva soltanto operazioni militari ma aveva interessi nel settore minerario e funzionava anche come longa manus del Cremlino per garantire la protezione di capi di governo, attratti in questo modo, nella sfera di influenza russa. Una volta che Prigozhin ha mostrato di avere mire personali è stato brutalmente eliminato.
L’uso politico e militare che il Cremlino ha fatto della Wagner mostra chiaramente il

modus operandi di attori non statali che vengono utilizzati in operazioni che sono troppo delicate o costose per essere portate a termine da forze statali. In questo modo, viene a crearsi una relazione simbiotica tra attori statali e non statali che possono condurre azioni che sarebbero legalmente o diplomaticamente problematiche se fossero condotte da entità statali. La Wagner incarna perfettamente la moderna strategia russa di favorire attori privati o semi-privati per conseguire obiettivi geopolitici. In questo modo, il Cremlino ha a disposizione una vasta gamma di strumenti che includono la violenza, lo sfruttamento delle risorse naturali, operazioni di raccolta informazioni e propaganda che aumentano l’influenza russa, minimizzando allo stesso tempo le ripercussioni internazionali dirette.
L’opinione degli esperti
In un suo articolo del 1999, il sociologo russo Vadim Volkov coniò il termine “imprenditorialità violenta” per definire quei personaggi legati al crimine organizzato ma anche ammanicati con le strutture statali che hanno la violenza, sia reale sia potenziale, come loro forma principale di “capitale”. Nel 2004 i servizi segreti russi tentarono di assassinare il leader ceceno Zelimkhan Yandarbiyev in Qatar. L’operazione fu un fallimento e portò all’incriminazione di due agenti russi. Quest’esperienza negativa convinse Putin sui vantaggi di servirsi di personaggi legati alla criminalità organizzata che potevano colpire senza implicare Mosca e, nel caso di clamore mediatico, potevano essere sconfessati senza coinvolgere lo Stato. Il grande impegno della guerra in Ucraina ha ulteriormente rafforzato questa tendenza favorendo l’uso di criminali, senza alcun legame ufficiale con i servizi segreti, per portare avanti operazioni di sabotaggio nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina.
La stampa internazionale ha riportato diversi casi di omicidi di oppositori del Cremlino, le cui morti potrebbero essere ricondotte non ai servizi segreti ma a sicari legati alla criminalità. Nel febbraio del 2024 Maxim Kuzminov, un pilota di elicotteri russo che aveva disertato durante la guerra contro l’Ucraina, è stato ucciso a colpi di armi da fuoco in un garage ad Alicante, in Spagna. L’assassinio è stato sicuramente commissionato dall’intelligence russa ma la natura della sua esecuzione (è stato colpito da molte pallottole per essere poi investito da un’auto), segnale la mano di esecutori meno professionali. Nel maggio del 2024 Andrij Portnov, un consigliere dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, è stato ucciso a colpi di mitra a Madrid, fuori dalla scuola frequentata dai figli. È ben noto che i professionisti del FSB (l’erede del KGB) si servono di veleni sofisticati, come avvenne per l’oppositore Alexander Litvinenko, ucciso a Londra con un tè al polonio nel novembre del 2006.
La progressiva saldatura tra Stato e criminalità organizzata è ben nota e studiata. Nel 2017 lo European Council on Foreign Relations commissionò all’esperto Mark Galeotti un rapporto che venne intitolato Crimintern: How the Kremlin uses Russia’s criminal networks in Europe (Crimintern: come il Cremlino usa le reti criminali russe in Europa). Lo stesso Galeotti ha pubblicato nel novembre del 2024 un nuovo rapporto, intitolato Gansters at War. Russia’s use of organized crime as an instrument of statecraft (Gangster in guerra: la Russia usa il crimine organizzato come strumento della politica di Stato). Il 26 agosto 2025 la rete televisiva tedesca DW ha intervistato il professor Federico Varese, docente attualmente a Sciences Po a Parigi ma con una lunga esperienza di studi sulla criminalità russa a Oxford, che ha parlato della sostanziale incorporazione della criminalità nel sistema di potere russo. Varese ha affermato che il presidente russo usa il linguaggio tipico della criminalità quando si riferisce agli ucraini e segue la logica del capomafia quando si rapporta ai propri nemici.
A novembre 2025 è stato reso pubblico un rapporto di Globsec, un centro studi con sede a Praga e una capillare presenza negli ex Paesi socialisti. Il rapporto è intitolato Russian Organized Crime and Links to Hybrid War in Europe (Il crimine organizzato russo e i legami con la guerra ibrida in Europa) e contiene informazioni aggiornate sull’evoluzione della strategia di Mosca. Nell’introduzione si afferma: «Da un punto di vista finanziario, il crimine organizzato russo è diventato un ecosistema critico per dispiegare operazioni ibride. La criminalità organizzata genere vasti fondi in nero attraverso il commercio illegale di tabacco, alcol, prodotti farmaceutici, droghe, traffici di esseri umani e il contrabbando di componenti dual-use. Le criptovalute e reti sofisticate di cybercriminali facilitano il riciclaggio e lo spostamento di fondi. In molti casi, degli “hacker patriottici” operano in coerenza con gli obiettivi statali e creano uno strato aggiuntivo di deniability (la possibilità del potere centrale di smentire ogni coinvolgimento, NdR) appoggiando nello stesso tempo campagne di influenza e attività distruttive».
Il rapporto fa un elenco dettagliato di tutti gli incidenti che si sono verificati dal novembre 2024 al giugno 2025. Si parte dal taglio dei cavi che collegano la Finlandia e l’Estonia nel dicembre 2024, per cui furono fermate una petroliera appartenente alla “flotta ombra russa” e la nave cinese Yi Peng 3, con capitano russo e con a bordo fertilizzanti russi, fino all’incredibile serie di incendi dolosi che hanno colpito diversi siti europei. Nel maggio del 2024 è scoppiato un incendio nella fabbrica del Gruppo Diehl a Berlino che produce il missile IRIS-T per l’Ucraina, si è avuta un’esplosione nelle strutture della BAE Systems, nel Galles Meridionale (in questo caso non ci sono conferme definitive che si tratti di sabotaggio). In Spagna è stato colpito un deposito di apparati di comunicazione destinati all’Ucraina, mentre in Bulgaria, è esploso un deposito di munizioni poco tempo dopo che il Paese si era offerto di rifornire l’Ucraina.
Il rapporto si conclude così: «Mentre mancano ancora prove definitive che il crimine organizzato russo finanzi direttamente operazioni ibride, ci sono molte indicazioni che puntano in quella direzione e l’ipotesi merita indagini più approfondite. Nel momento in cui le risorse umane e finanziarie della Russia in Europa sono sempre più sotto pressione, lo Stato -come è stato identificato dall’intelligence britannica MI5- tende a dover contare in misura crescente su risorse fuori bilancio e operativi reclutati tra gli imprenditori violenti e altri proxies per operazioni coperte».
Galliano Maria Speri
