Dopo un lungo e laborioso lavoro di ricerca, un collettivo internazionale di giornalisti investigativi (sia europei sia statunitensi) ha scoperto che nello slogan del movimento del presidente, dopo la prima lettera “M”, ci sono una piccolissima “M” e una “B”, per cui l’acronimo completo risulta formato non più da quattro ma da sei caratteri, di cui due di dimensioni microscopiche, e va correttamente letto MMBAGA e non più semplicemente MAGA. Grazie all’intervento di linguisti ed esperti di caratteri cuneiformi e di simbologia runica si è finalmente arrivati a decifrare l’acronimo e ad attribuirgli il suo corretto significato. MMBAGA, trascritto in inglese corrente, va letto come: Make My Bank Account Great Again (Fate il Mio Conto in Banca di Nuovo Grande), con un chiaro riferimento alle sei bancarotte in cui lo scalcagnato immobiliarista Donald J. Trump è incappato durante la sua fallimentare carriera professionale. Per lui, i soldi veri sono cominciati ad arrivare soltanto dopo la sua seconda elezione alla Casa Bianca, grazie alla dabbenaggine dei suoi compatrioti e dei vari movimenti internazionali di estrema destra che lo appoggiano. Lui diventa sempre più ricco mentre il mondo precipita nella più grave crisi energetica dall’epidemia di Covid.
Modestamente, chi scrive ha dato un contributo fondamentale a questo scoop, uno dei più importanti nella storia del giornalismo moderno, perché ha avuto il grande privilegio di poter utilizzare la lente di ingrandimento personale di Sherlock Holmes (immagino abbiate presente «Elementare Watson») e questo gli ha consentito di individuare dei caratteri che erano così minuscoli da essere sfuggiti a tutti gli altri investigatori. Grazie alla corretta interpretazione dello slogan che ha portato Trump al potere, si capisce molto meglio la logica di mosse che gli psichiatri e i politologi non sapevano valutare adeguatamente. Adesso è tutto chiarissimo. Trump è riuscito a conquistare la presidenza della nazione più potente della terra (ancora per poco, se continua così) non per risollevare le sorti della classe operaia bianca emarginata dalla globalizzazione, né per riportare in patria le imprese manifatturiere emigrate all’estero da decenni, né per concentrarsi sugli interessi nazionali dei cittadini americani, e neppure per guidare una campagna di moralizzazione contro le degenerazioni della cultura woke. In modo molto più pedissequo, il vero scopo che l’immobiliarista fallito di New York si è prefisso nel diventare il 47° presidente è quello di fare quanti più soldi possibile, nel più breve tempo possibile perché come dicevano i latini Ars longa, vita brevis.

Oggi, a un anno di distanza, il famoso Liberation Day che, grazie alle tariffe, avrebbe dovuto ridurre drasticamente il deficit commerciale USA, si è rivelato come un buco nell’acqua. È vero che non si è verificato il crollo paventato da qualcuno, ma il beneficio per la bilancia statunitense si è rivelato totalmente trascurabile. L’Europa ha addirittura aumentato le proprie esportazioni negli USA e Washington non è riuscita neppure a esportare di più grazie al deprezzamento del dollaro. L’economia americana non si è giovata minimamente della politica dei dazi imposta da Trump (uno studio recente ha rivelato che il valore reale dei nuovi dazi, esclusi quelli verso la Cina), si aggira intorno al 9 per cento, molto più basso di quelli annunciati e poi ritrattati). Chi ci ha guadagnato dunque? Ma è ovvio, il presidente. Conoscendo in anticipo informazioni cruciali, Trump e il suo entourage, hanno potuto comprare e rivendere con grandi profitti, a differenza dei comuni mortali. La stessa cosa è avvenuta il 28 febbraio 2026 quando lui e il suo compare Netanyahu hanno lanciato un attacco a sorpresa contro l’Iran, mentre erano in corso negoziati con gli ayatollah. Anche la tregua di quindici giorni annunciata nella notte tra il 7 e l’8 aprile ha avuto l’effetto prevedibile di far salire le borse, consentendo ai possessori di informazioni riservate di guadagnare a man bassa.
Dopo aver promesso la «distruzione di un’intera civiltà» l’amministrazione USA ha accettato di sospendere gli attacchi (ma il guerrafondaio Netanyahu continuerà imperterrito i suoi massacri e la sua occupazione del Libano), senza che l’Iran abbia accettato la riapertura dello stretto di Hormuz, il regime sia caduto o abbia allentato la sua stretta brutale contro la propria popolazione. Da un punto di vista politico, ma anche seguendo semplicemente una logica elementare, si tratta di un clamoroso fallimento se prendiamo in considerazione il quadro politico globale. La politica erratica del presidente USA ha rimesso in circolazione tutte le voci sulla gravità del suo stato mentale, tanto che Vin Gupta, un medico statunitense molto noto e di grande esperienza, ha annunciato pubblicamente che ritiene che il presidente «mostri tutti i segni della demenza». Ma se guardiamo alle finanze della famiglia presidenziale, le cose non stanno andando poi così male. Gli unici americani di cui Trump si preoccupa sono i suoi familiari e una cerchia strettissima di fedeli che si sono arricchiti paurosamente da quando The Donald è tornato al potere.
Vento in poppa per il presidente
Il 23 ottobre 2025 il Center for American Progress (CAP), un centro studi apartitico con sede a Washington, ha pubblicato un rapporto ed emesso un comunicato stampa in cui annunciava l’intenzione di seguire in modo continuativo l’evoluzione della situazione finanziaria del presidente Trump, di sua moglie Melania e dei due figli maggiori dalle elezioni del novembre 2024. Prima di allora, tutta la stampa specializzata riteneva che, da un punto di vista finanziario, Donald J. Trump fosse «messo molto male» a causa del suo elevato indebitamento . Secondo il rapporto pubblicato dal CAP, soltanto undici mesi dopo, le finanze della famiglia Trump erano state letteralmente miracolate perché avevano accumulato 1,8 miliardi di dollari in contanti, cifra che includeva 1,2 miliardi di dollari in guadagni sulle criptovalute, un mercato che il presidente ha ripetutamente influenzato con diversi interventi che hanno favorito gli operatori del settore. In molti ricordano il perdono presidenziale concesso a Changpeng Zhao, un imprenditore di origine cinese con cittadinanza canadese, che aveva creato Binance, la più grande piattaforma mondiale per lo scambio di criptovalute.
Binance era stata usata per il riciclaggio di denaro da parte di diverse organizzazioni criminali, e per questa ragione, nell’aprile del 2024, Zhao era stato condannato a quattro mesi di prigione, dopo essersi dichiarato colpevole. Nell’agosto del 2025 il Wall Street Journal ha scoperto che la Binance amministrava una piattaforma commerciale per conto della World Liberation Financial della famiglia Trump. All’inizio del 2025 l’amministrazione Trump aveva autorizzato la consegna di microchip per l’intelligenza artificiale molto avanzati agli Emirati Arabi Uniti dopo che questi avevano investito, tramite Binance, nelle criptovalute gestite dalla famiglia Trump. A conferma dei suoi ottimi rapporti con la destra repubblicana, nel 2022 Zhao aveva investito 500 milioni di dollari attraverso la solita Binance per finanziare l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Anche se gli esperti ritengono che molti dei guadagni del presidente non saranno divulgati pubblicamente, Trump non si preoccupa più di tanto di nasconderli. All’inizio del 2026 la Trump Organization ha annunciato affari immobiliari in Arabia Saudita per 10 miliardi di dollari, soltanto due mesi dopo la visita del controverso principe saudita Mohammed bin Salman alla Casa Bianca. Quando, durante la visita, i reporter hanno ricordato al presidente che secondo un rapporto della CIA il principe saudita era considerato il mandante dell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, Trump ha dichiarato cinicamente che «ti piaccia o no, certe cose succedono e il principe non ne sapeva nulla. Ora vi prego di non mettere in imbarazzo il nostro ospite».
Trump e la moglie hanno guadagnato 28 milioni di dollari grazie a un documentario dedicato a Melania, prodotto dalla Amazon di Jeff Bezos che si è assicurato i diritti dopo aver donato un milione di dollari alla campagna per la rielezione del presidente. Ma 28 milioni sono piccola cosa se paragonati al Boeing 747-8 offerto in dono dalla famiglia reale del Qatar. L’aereo, un jumbo jet descritto come un palazzo volante e del valore di 400 milioni di dollari, sarà consegnato nell’estate del 2026. Trump ha annunciato che il Boeing qatariota diverrà il nuovo Air Force One e che intende tenerlo anche dopo che sarà uscito dalla Casa Bianca. Rispondendo alle critiche democratiche ma anche repubblicane per aver accettato un dono così costoso, Trump ha dichiarato che si sarebbe potuto comportare da stupido e declinare l’offerta, ma ha aggiunto: «Io non sono proprio il tipo da rifiutare un’offerta di quel genere». L’annuncio del dono del jumbo è stato fatto a maggio 2025, durante il viaggio ufficiale che ha condotto il presidente USA in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. In quell’occasione, entusiasmato dalla promessa di un regalo di così grande valore, Trump ha dichiarato: «Proteggeremo sempre questo Paese. È un posto molto speciale e con una famiglia reale molto speciale… sono grandi persone e saranno sempre protetti dagli Stati Uniti». Ma Washington non è riuscito a fare nulla per difendere le infrastrutture qatariote dalle ritorsioni iraniane, dopo l’attacco israelo-americano del 28 febbraio 2026. I danni per il Qatar sono stati gravissimi e l’esportazione del gas è stata sospesa a causa del blocco dello stretto di Hormuz. Il piano era di consegnare il boeing il 4 luglio 2026, durante le celebrazioni per il 250esimo anniversario della Rivoluzione americana. Ma non è detto che le cose andranno proprio così.
I conti in tasca al tycoon
Il 31 gennaio 2026 David D. Kirkpatrick, autorevole giornalista del noto settimanale The New Yorker, ha pubblicato un articolo in cui riferiva che nell’agosto del 2025 i guadagni della famiglia Trump avevano raggiunto, grazie alla posizione di potere del presidente, i 3,4 miliardi di dollari, per annunciare quindi che al momento della pubblicazione dell’articolo la cifra era salita a 4 miliardi di dollari. Evidentemente, fare il presidente degli Stati Uniti è uno dei lavori più redditizi al mondo perché l’autorevole rivista finanziaria Forbes, nel suo numero del 25 marzo 2026, ha pubblicato un quadro aggiornato delle ricchezze familiari. I dati non tengono ovviamente conto di quello che la famiglia Trump riuscirà a incassare dal momento della comunicazione dei negoziati con l’Iran che ha fatto schizzare in alto le borse e diminuire il prezzo del petrolio anche se nessuno è in grado di prevedere gli sviluppi futuri.

L’articolo di Forbes, intitolato “Here’s How Much Donald Trump is Worth” (Ecco quanto vale Donald Trump) stima le ricchezze del presidente a 6,5 miliardi di dollari, tre miliardi in più rispetto alle valutazioni dell’agosto 2025. Riportiamo il primo paragrafo: «Ognuno ha un’opinione, ma Forbes ha la risposta: 6,5 miliardi, secondo il nostro ultimo conteggio, aggiornato a marzo. Nell’ultimo anno, Trump ha aggiunto 1,4 miliardi facendo leva sulla presidenza per aumentare i suoi profitti. I suoi guadagni nelle criptovalute, che languivano prima delle elezioni, sono esplosi dopo la sua vittoria, aggiungendo al suo patrimonio una cifra calcolata intorno agli 1,8 miliardi. Altri 500 milioni sono arrivati dai tribunali, dove il suo team di avvocati è riuscito a eliminare procedimenti legali contro di lui che valevano mezzo miliardo. Il suo settore per la concessione di licenze, che sembrava in letargo, è balzato a 400 milioni, mentre gli investitori stranieri si accapigliano per fare affari con un presidente americano. Come mai non ha guadagnato ancora di più? Le sue azioni nel Trump Media and Technology Group, l’impresa affiliata a Truth Social, hanno perso 1,3 miliardi dall’anno scorso e il gruppo continua a rimetterci soldi. Nonostante tutto, visto che non siamo ancora alla metà del suo secondo mandato, non siate sorpresi se molti altri miliardi si dirigeranno verso di lui».
L’articolo continua con un elenco dettagliato di tutte le sue proprietà che includono liquidità (1,3 miliardi), i vari settori delle criptovalute in cui opera l’impresa di famiglia, la già ricordata Truth Social e Trump Media and Technology Group (entrambe valgono 1,2 miliardi), i Trump’s Golf Club and Resort (1,5 miliardi), la residenza di Mar-a-Lago (valutata 564 milioni), più una lunga lista di proprietà immobiliari, alberghi, tenute, edifici residenziali, grattacieli adibiti a uffici. Ci sono ancora una serie di procedimenti legali, come quello intentatogli dalla scrittrice e giornalista Elizabeth Jean Carroll che lo ha denunciato per violenza sessuale compiuta verso la metà degli anni ’90 del secolo scorso. Nel maggio del 2023 una giuria ha ritenuto Trump colpevole di abuso sessuale (ma non di stupro) e diffamazione, condannandolo al pagamento di 5 milioni di dollari. Nel gennaio 2024 un secondo giudizio ha condannato Trump a pagare 83,3 milioni di dollari per aver continuato a diffamare la scrittrice e la sentenza è stata confermata dalla Corte di appello. Nel novembre 2025, i legali di Trump hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema per far annullare i verdetti e si è in attesa della decisione. Ma non sono cifre come queste che possono impensierire il presidente. Forbes, una delle riviste di economia e finanza più note al mondo, ha fatto un accurato lavoro di ricerca fornendo quella che è, probabilmente, la stima del patrimonio di Trump che più si avvicina alla realtà. Noi possiamo soltanto chiederci se esista un altro Paese al mondo in cui un presidente si vanti pubblicamente dei soldi che riesce a incassare grazie alla sua posizione.
Galliano Maria Speri
